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Roma, 8-09-2010

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EDITORIA: FIEG, MAGGIORE TUTELA AL SETTORE  


- Roma, 3 feb - Una valutazione in termini di ''media annuale'' e non rigida del numero minimo di dipendenti giornalisti per percepire l'intero contributo previsto dal decreto in sostegno dell'editoria. Riportare la copertura della spesa finanziata da banche per progetti, ammessa al contributo, al 100% per gli investimenti innovativi, come ad esempio per la multimedialita', mentre la riduzione potrebbe essere frenata all'80% per quelli di altro tipo. Ancora, disposizioni meno penalizzanti in materia di regolarita' previdenziale e mantenimento del diritto soggettivo al contributo nella sua interezza almeno per le imprese editrici di testate quotidiane con minimo 5 dipendenti giornalisti e per quelle periodiche con minimo 3 giornalisti dipendenti, anche in caso di insufficiente disponibilita' del relativo capitolo di spesa del bilancio dello Stato.

Sono sostanzialmente queste le richieste e le osservazioni che la Fieg per voce del presidente Carlo Malinconico Castriota Scanderbeg e del direttore generale Alessandro Brignone, ha esposto oggi in commissione Affari costituzionali nel corso di un'audizione informale sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica in materia di contributi all'editoria.

Per quanto riguarda le disposizioni per favorire l'occupazione i rappresentanti degli editori chiedono che il numero minimo dei giornalisti dipendenti (3 per i periodici e 5 per i quotidiani) sia da considerare ''in termini di media annuale al fine di evitare un'interpretazione rigida della norma, cioe' la presenza di tali dipendenti, nell'arco dell'anno, senza soluzione di continuita', che potrebbe scontrarsi con fatti imprevisti e non imputabili alla volonta' dell'impresa''.

Sul capitolo del credito agevolato a sostegno del settore ''risulta disincentivante la riduzione della spesa ammessa al contributo dal 90 (100% per le cooperative) al 50% delle spese finanziate dalle banche per la realizzazione dei progetti''. La Fieg propone invece - anche in considerazione dell'attuale situazione economica del Paese - di ''cogliere l'occasione per una migliore funzionalizzazione dell'incentivazione all'investimento'' premiando in particolare gli investimenti di tipo innovativo come ad esempio la multimedialita', rinunciando alla riduzione prevista dallo schema del decreto.

In subordine Fieg propone una copertura totale (100% delle spese finanziate dalle banche) per gli investimenti innovativi e riduzione limitata all'80% per la generalita' dei progetti. Parere negativo anche all'esclusione dei rappresentati delle associazioni di settore dal comitato per le agevolazioni del credito.

Per quanto riguarda gli aspetti previdenziali, lo schema di decreto prevede la ''restituzione dei contributi percepiti in caso di soccombenza del soggetto percettore in sede giurisdizionale per violazione in materia previdenziale''.

Si tratta di disposizioni ''eccessivamente severe'' secondo la Fieg che richiederebbero almeno ''un maggior dettaglio in ordine ai presupposti dell'insorgenza del dovere di restituzione''.

Infine, circa il diritto soggettivo al contributo, il decreto prevede che nell'erogazione dei contributi diretti si tenga conto delle somme complessivamente stanziate nel bilancio dello Stato per il settore, che costituiscono il limite di spesa.

La finanziaria 2010 ha anticipato a partire da quest'anno l'applicazione del criterio del riparto proporzionale dei contributi tra gli aventi diritto in caso di insufficienza del relativo capitolo di spesa, con la conseguenza di ''generare non poca preoccupazione fra i soggetti beneficiari e di creare non pochi rischi alla stessa continuita' operativa delle testate interessate''. Il meccanismo del riparto, si fa notare, ''determina per il sogggetto destinatario del contributo l'incertezza dell'importo fino all'erogazione dello stesso, con pesanti conseguenze sull'accesso al credito''. E' per questo motivo che serve ''un supplemento di riflessione'' su questi aspetti, menre si potrebbe prevedere il mantenimento del diritto all'intero contributo ''almeno per le imprese editrici di testate quotidiane e periodiche con un numero minimo di giornalisti dipedenti (5 per i quotidiani e 3 per i periodici)''.

Una soluzione, sottolineano gli editori, ''che non comporterebbe oneri aggiuntivi per lo Stato, fermo restando ''il principio che i contributi e le provvidenze per l'editoria spettano nel limite dello stanziamento iscritto sul pertinente capitolo di bilancio della Presidenza del consiglio'', ma al contempo ''tutelerebbe l'editoria giornalistica che si avvale delle prestazioni professionali dei giornalisti e, indirettamente, salvaguarderebbe l'occupazione''.