Home


Quotidiani
Periodici


Radio e Tv


Editoria
Libraria

Roma, 10-09-2010

  Associato
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Editoria, sì ai contributi - Diritto soggettivo, editoria, e finanziamenti  


I giornali “di idee”, politici e a gestione cooperativa, hanno ottenuto una mezza vittoria. Il governo si impegna a ristabilire, per quanto dovuto nel 2009, il "diritto soggettivo".
I giornali “di idee”, politici e a gestione cooperativa, hanno ottenuto una mezza vittoria. Il governo si impegna a ristabilire, per quanto dovuto nel 2009, il "diritto soggettivo": quella clausola che dà certezza sul ricevimento dei contributi pubblici e permette l’apertura delle linee di credito con le banche. La maggioranza, approvando un emendamento al decreto legge “Milleproroghe” (su cui però si sono astenuti Pd, Idv e Udc per manifestare la parziale insoddisfazione), ha ripristinato le norme sui finanziamenti all’editoria. Confermandone l’entità al 100 per cento come chiesto in un appello bipartisan da 400 deputati.
 
La mediazione trovata non è esaltante. È infatti probabile che alcune testate abbiano già impegnato nei crediti con le banche anche i contributi del 2010, immaginando che non ci sarebbe stato lo stop alla legge in vigore. L’opposizione - e i giornali interessati - avrebbero preferito la conferma del diritto soggettivo almeno per due anni con l’impegno a modificare poi le norme sull’erogazione dei contributi pubblici in quel lasso di tempo. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, sul versante opposto, avrebbe preferito, ancora, un’altra soluzione: il calcio ai diritti acquisiti dalle testate la riduzione immediata del 20 per cento dei contributi spettanti ai giornali per il 2009. L’intesa si è quindi trovata a metà strada.
 
Da qui la mezza vittoria, perché come dice il senatore Vincenzo Vita, Pd, alfiere della battaglia di merito insieme all’onorevole Giuseppe Giulietti, Gruppo misto: «Nel decreto ci sono anche le ombre dell’improvvido taglio apportato alle radio locali, ai giornali degli italiani all’estero e alle testate dei consumatori».
 
Ora tocca alle testate interessate alla normativa (Terra è tra queste) lavorare di gomito per evitare che tra dodici mesi ci si ritrovi nello stesso braccio di ferro. La priorità diventa fare pulizia tra decine di testate inesistenti e individuare equi criteri di sostegno pubblico al pluralismo editoriale che si affianchino ai “contributi indiretti” di cui usufruiscono i grandi gruppi editoriali (agevolazioni postali e sulla carta, riduzione delle tariffe telefoniche). Chi ha delle proposte innovative a riguardo è ora che le metta sul piatto, anche perché il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti ha annunciato che «entro l’autunno la maggioranza presenterà le sue».
 
Questo accordo tra maggioranza e opposizione merita qualche altra annotazione. Per due volte in pochi giorni, facendo felice innanzitutto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la maggioranza evita di chiedere il voto di fiducia su un suo provvedimento (lo aveva fatto sul decreto relativo alla Protezione civile), mentre l’opposizione ritira i propri emendamenti. Il confronto in Parlamento è tornato centrale? Al di là del galateo parlamentare, il cambiamento di atteggiamento è dovuto ai dissensi nel Pdl,  tra ex Forza Italia ed ex An. A iniziare dal disegno di legge anticorruzione che sarà discusso nel prossimo Consiglio dei ministri. Meglio, perciò, non dare spazio a franchi tiratori.