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Roma, 10-09-2010

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Un sasso nello stagno 


Quarant’anni fa con due assemblee a Milano e a Roma, nacque ufficialmente il movimento dei giornalisti democratici. Che, formalmente, ha origine - non senza fatiche e contrapposizioni, ì tra le due capitali dell’informazione - dal milanese Comitato per la libertà di stampa e la lotta contro la repressione e dal romano Movimento dei giornalisti democratici per la libertà di stampa. È da lì - come scriverà dieci anni dopo Enzo Forcella - che “prende avvio quel processo di ripensamento teorico e di riaggregazione organizzativa che finirà per trasformare abbastanza radicalmente il vecchio profilo della stampa italiana e dell’intero sistema delle comunicazioni di massa”. Per capirci, erano i tempi in cui l’allora editore del “Messaggero”, Sandro Perrone, poteva scrivere d’aver licenziato Gianfranco Zizola perché “non poteva tollerare che il suo vaticanista scrivesse cose non gradite al pontefice”.
I giornalisti ci misero un po’ a muoversi rispetto ai movimenti del 1968 e ai sassi lanciati dagli studenti a Milano contro le vetrine del “Corriere della Sera”. Eppure i segni della crisi erano ben manifesti nella stampa e il monopolio televisivo della Rai - soggetta al controllo governativo - stava anche peggio. Ci vorranno le bombe di piazza Fontana, l’arresto del direttore di Potere operaio e - per citare ancora Forcella - soprattutto la copertura a questo provvedimento offerta dall’Ordine dei giornalisti allora presieduto da Guido Gonella, perché scatti la reazione.
In questi trent’anni è accaduto di tutto, ma per certi versi sembra di essere tornati al punto di partenza. Giornali in crisi, della Rai meglio non parlare, una sfida (la rete) che né gli editori né i giornalisti mostrano di saper affrontare, giornali di partito e piccole medie imprese cooperative costretti a difendere con le unghie e coi denti scampoli di sopravvivenza. Per dirla con una frase fatta, la spinta propulsiva del biennio 1968-70 si è da tempo esaurita. Urge di nuovo un (metaforico) sasso nello stagno o nel vetro opaco della comunicazione. Urgono idee, progetti, strategie.