EDITORIA ED EMITTENZA; REINTEGRARE IL FONDO PER I CONTRIBUTI ALL’EMITTENZA LOCALE ED AI GIORNALI EDITI E DIFFUSI ALL’ESTERO ED A QUELLI DEI CONSUMATORI
Roma, 9 marzo 2010 - Si è svolta, stamane, l’assemblea-conferenza stampa convocata da Mediacoop, FNSI, Comitato per la libertà ed il pluralismo nell’informazione ed Articolo21. All’incontro hanno partecipato numerosi operatori del settore ed un gruppo di Deputati e Senatori, tra i quali De Biasi, Giulietti, Ventura, Levi e Narducci. Non hanno potuto partecipare i senatori Vita e Mura perché impegnati nelle votazioni al Senato.
Nel corso dell’incontro è stato chiesto al Governo ed al Parlamento di porre rapidamente riparo alla improvvida decisione, contenuta nel decreto Milleproroghe, di sopprimere i contributi, erogati dalla Presidenza del Consiglio, all’emittenza locale e di ridurre del 50% quelli destinati ai giornali editi e diffusi all’estero ed ai giornali dei consumatori. Si è trattato di una decisione grave, discriminatoria e del tutto sbagliata. Con un tratto di penna vengono messe a repentaglio centinaia di testate dell’emittenza locale e create difficoltà, per alcuni esiziali, per i quotidiani ed i periodici editi e diffusi all’estero e per i giornali dei consumatori. Ciò che è ancor più grave è che si interviene, retroattivamente, sui bilanci aziendali dell’anno passato. Tutto ciò è incomprensibile. Non era impossibile evitarla. Si tratta, infatti, di un taglio di 26 milioni: per i conti dello Stato un risparmio ininfluente, ma per buona parte dei destinatari decisivi per la sopravvivenza. Infatti il rischio di spegnere tante voci che raccontano la vita delle comunità locali e di condurre alla chiusura giornali che rappresentano l’unico vero legame culturale ed informativo con i connazionali all’estero e quelli nati per difendere i consumatori italiani, è del tutto evidente. Privare i cittadini della possibilità di conoscere la realtà profonda del Paese e di un controllo, libero e indipendente, del potere diffuso rappresenta anche una limitazione della vita democratica. Pregiudicare l’informazione per gli italiani all’estero, oltre che allentare il vincolo che li unisce alle tradizioni ed alla realtà del Paese, non ha alcun senso dopo che è stato concesso loro il voto per la elezione del Parlamento nazionale. Mettere in discussione i giornali dei consumatori significa – per tanti versi - lasciare campo libero alle mistificazioni alimentari ed alle distorsioni commerciali fraudolenti. Per questi motivi, ricordando che il pluralismo e la libertà di informazione non possono soffrire limitazioni né essere esclusivo appannaggio dei possessori di capitali, occorre rapidamente porre riparo al problema. La questione è urgente. Non è pensabile rinviarla alla pur indispensabile riforma dell’editoria che il Governo è stato impegnato dal Parlamento a varare entro l’anno. La prima occasione utile potrebbe essere quella relativa all’emanando “Decreto per lo Sviluppo” direttamente da parte del Governo, ovvero dal Parlamento in sede della conversione del provvedimento.
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